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Per una dottrina dei "sensi spirituali" nell'Antico Testamento

Rivista di Vita Spirituale 67 (2013/3:293-328)
Autore: Roberto Fornara

Studi

Parlare di «sensi spirituali» in relazione alla Bibbia rischia di essere percepito come un’imposizione al testo sacro, perché la dottrina dei sensi spirituali è un prodotto della tradizione cristiana. Il rischio è ancora più grande quando il discorso si sposta su Israele, in particolare sul canone del primo Testamento. Ha senso parlare di sensi spirituali all’interno di una struttura religiosa che non si fonda su un dualismo antropologico, ma afferma senza mezzi termini la profonda unità della persona umana? E ancora: che portata semantica dare all’aggettivo «spirituali» parlando di un’epoca storica e di una cultura religiosa che accosta ai concetti di benedizione, di salvezza, di pace messianica, valori quali la prole, la ricchezza, la longevità, la salute? Dal punto di vista metodologico, poi, una ricerca sui sensi spirituali nell’Antico Testamento in genere rischia di scoraggiare per la difficoltà di rintracciare uniformità di approccio al tema e di trovare una sintesi adeguata fra le diverse tradizioni confluite nel canone veterotestamentario e fra i diversi generi letterari.