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Parola e silenzio: il Dio di Giobbe e di Elia

Rivista di Vita Spirituale 65 (2011/4-5:401-462)
Autore: Angela Maria Lupo

Studi

La tematica fondamentale del libro di Giobbe non è semplicemente il perché della sofferenza del giusto o della sofferenza in genere: il libro tratta piuttosto della giustizia di Dio nel caso di un giusto che soffre. La soluzione del problema è complessa: l’intervento di Dio (Gb 38,1–42,6) e l’inno alla Sapienza che lo prepara (Gb 28) tendono a sottolineare la libertà sovrana della giustizia di Dio, l’insindacabilità della sua azione: l’uomo non deve cercare di penetrare i disegni di Dio neppure per tentare di giustificarlo (cf 40,1ss). Il limite di Giobbe è appunto quello di non fidarsi di Dio, denigrandone la giustizia, oscurandone il disegno (Gb 3), pretendendo di poter comprendere la giustizia di Dio con categorie umane. La risposta radicale del libro a questa assurda pretesa è il rilievo del Dio vivente come signore e sovrano assoluto della natura e della storia e quindi l’unico atteggiamento possibile per l’uomo è quello dell’adorazione umile e trepidante (Gb 42,6). Uno sguardo all’esperienza di Elia mostra alcune caratteristiche simili: il Dio di Elia si rivela nella Parola, ma anche nel silenzio. In molti testi biblici il silenzio ha una connotazione negativa: il silenzio della morte, il mutismo degli idoli, l’atto violento di far tacere l’altro; ha perciò un aspetto tenebroso, inquietante, che fa paura. Soprattutto quando è Dio che non risponde, si percepisce e si vive l’inferno, il «regno del silenzio» (Sal 94,17). Al contempo il silenzio di Dio ha un valore positivo quando predispone a cogliere il Suo mistero e quando favorisce la comunione ed è quindi espressione di apertura. Il silenzio di Dio, in ogni caso, interpella l’uomo: è un invito ad abbandonare le parole vuote per entrare in un ascolto più profondo e percepire che nel silenzio Dio parla in un modo diverso, con «voce di sottile silenzio». Queste tematiche vengono approfondite ed ampliate nel volume I libri sapienziali dell’AT. Un cammino di autocomprensione per imparare l’arte del
vivere.