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L'o(mb)ra della tentazione

Rivista di Vita Spirituale 65 (2011/3:355-368)
Autore: Alessia Piana

Articoli

Chiunque può cadere in tentazione, nessuno può ritenersi immune. Anzi, quanto più ci si volge e consacra al Signore, tanto più essa si manifesta: «Figlio, se ti presenti per servire il Signore, prepàrati alla tentazione» (Sir 2,1). «Ogni vocazione annuncia una lotta. L’eletto è tentato, non malgrado la sua elezione, ma in ragione stessa della missione che gli è affidata e della luce che ha ricevuto. Egli entra attivamente nel regno di Dio; entra dunque nella contraddizione» (M. de Certeau); la contraddizione è appunto il conflitto tra ciò che desideriamo e ciò che alletta e distrae, per cui vogliamo la salvezza e la santità, eppure cerchiamo anche ciò che ce ne distoglie. Deve essere oltremodo chiaro, peraltro, che la tentazione è sempre il primo passo verso il male. È il primo gradino di una scala che conduce nella tenebra, che allontana da Dio. Il risvolto positivo della tentazione è invece di far capire il nostro fallimento, la nostra debolezza, la nostra incapacità di camminare da soli, di contare unicamente su noi stessi; la tentazione ci riconduce a Dio, proprio manifestandone la necessità.