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Spiritualità carmelitana e sacramenti. Via di crescita nello Spirito

Anno di stampa: 2014
Tipo di copertina: plastificata opaca
Numero pagine: 288
Autore: Divo Barsotti
Collana:
Flos Carmeli

ISBN: 9788872294673

Edizione: seconda
Prima ristampa 2025



Spiritualità carmelitana e sacramenti considera teologicamente e spiritualmente i sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucaristia delineando attraverso questi tre stadi dell’iniziazione cristiana il passaggio dall'essere cristiani al vivere da cristiani. Punto di riferimento di tutto il percorso è l’impostazione sacramentale della vita spirituale come suggerita dai santi carmelitani.

Queste meditazioni di don Divo Barsotti possono riassumersi in una frase: «Abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi» (1Gv 4,16). Credere all’Amore, vocazione di vita del cristiano, è espressione teologicamente pregna di significato. Don Divo raccoglie opportunamente la triplice valenza conferita dalla teologia al termine, coniugandola all’interno di un processo di generazione alla vita cristiana adulta, avente nei tre sacramenti dell’iniziazione cristiana le tappe essenziali di sviluppo e nei grandi santi del Carmelo l’impostazione ideale di un modello di vita spirituale.

AUTORE

Divo Barsotti nacque a Palaia (Pisa) nel 1914 e morì a Firenze nel 2006. Scrittore di spiritualità, teologo e mistico, poeta, fondatore di una Comunità di carattere monastico, predicatore richiestissimo, dopo l’ordinazione sacerdotale nella Diocesi di San Miniato si trasferì a Firenze per interessamento di Giorgio La Pira. Qui iniziò un’esperienza di vita religiosa che lo portò a fondare la Comunità dei figli di Dio, presente oggi in tutto il mondo con più di duemila membri aderenti. Nell’immediato dopoguerra introdusse in Italia la spiritualità monastica russa con i suoi saggi su san Sergio di Radonez e san Serafino di Sarov, entrò in contatto con teologi come Von Balthasar, De Lubac, Evdokimov, Danielou, Bouyer, Durrwell, con i quali ebbe sempre un colloquio, pur mantenendosi libero e seguendo filoni propri di pensiero e spiritualità. Fecondissimo autore, scrisse più di 160 libri - diari mistici, vite di santi, commenti alla Sacra Scrittura, poesie, approfondimenti teologici - molti dei quali tradotti in lingue estere. Collaborò inoltre intensamente con quotidiani cattolici ("Osservatore Romano", "Avvenire") e con diverse riviste di teologia e spiritualità. Insegnò alla Facoltà teologica di Firenze Teologia sacramentaria per oltre un trentennio. Nel 1971 predicò gli esercizi spirituali alla Curia Romana e al Papa Paolo VI. Amico di molti, rimase comunque sempre ritirato, preferendo una vita di preghiera e silenzio ad una eccessiva visibilità. Pregava moltissimo e celebrava la Santa Messa con singolare intensità. Morì novantaduenne a Settignano, nel suo eremo dedicato a San Sergio di Radonez, circondato dall’affetto dei suoi giovani monaci, invocando il nome di Gesù per tutta la notte precedente la morte.


PRESENTAZIONE
di suor Giovanna della Croce, carmelitana scalza


Il testo di don Barsotti Spiritualità carmelitana e sacramenti, già pubblicato nel 1984, contiene quindici meditazioni in rapporto ai sacramenti del battesimo, della cresima e dell'eucarestia, non per esporre sinteticamente la spiritualità carmelitana ma per prenderla a confronto e incitamento e per offrire un aiuto a viverne l'esperienza religiosa nell'impegno costante di discendere nella propria interiorità. Se il battesimo comporta il nostro inserimento nella Chiesa, bisogna vivere come membri della Chiesa con una testimonianza significativa dell'appartenenza ad essa. Così hanno fatto santa Teresa di Gesù, santa Teresa di Gesù Bambino che hanno sentito e vissuto in modo potente questa dimensione ecclesiale della loro vocazione. Barsotti chiede: "Ci sono anime più apostoliche di queste due sante vissute in monastero? E' nella misura che crescevano nella vita spirituale che esse, come partecipavano della dignità filiale del Cristo, così partecipavano della sua missione di salvezza nei riguardi del mondo". E alludendo alla proclamazione di santa Teresa di Lisieux a Patrona delle missioni, aggiunge: "Chi non porta il mondo sulle sue spalle, non vive interamente la dimensione ecclesiale della vita cristiana". (pag. 31).
L'orientamento del Carmelo è appunto questo profondo inserimento nella Chiesa per raggiungere, nell'amore di Cristo, l'intero mondo.
Meditando in rapporto all'eucarestia sulla centralità di Cristo nella vita spirituale, non mancano riferimenti espliciti al Carmelo. L'Eucarestia è il sacramento che deve accompagnarci lungo il cammino. Essa è - e Barsotti lo dice con le parole di san Giovanni della croce - "l'acqua che disseta" l'uomo "nel deserto del mondo": Qué bien sé yo la fonte que mana y corre aunque es de noche [Oh, ben so io la fonte che sgorga e scorre, benché sia notte!] (pag. 156)
Nel simbolo della fonte che scorre per noi anche nel buio della notte, il cristiano scopre e vive la presenza di Cristo. Ma questa presenza va vissuta "sotto il segno della più grande umiltà e del più grande nascondimento - come al Carmelo - sotto l'apparenza di una vita umile e povera in sé" (pag. 193). Non solo. Occorre viverla entrando nel mistero di morte in croce, come ha messo in luce san Giovanni della Croce. "Vivere il mistero eucaristico vuol dire vivere sempre più un cammino di morte: nulla!" Ecco il terribile nulla del Carmelo! Un nulla che al tempo stesso "è tutto, perché il nulla non è altro che l'altra faccia del tutto. Nulla che è la faccia dell'amore, morte che è l'aspetto dell'amore. Nulla che è segno del tutto divino. Entrare e precipitare nella morte: ecco la vita! Ecco perché è grande il Carmelo! Perché effettivamente qui la vita tende sempre più ad essere una vita morta". Per maggiormente sottolineare questo morire per amore di Cristo, per rendersi simili a lui, Barsotti scende nel concreto chiedendosi: "Che importanza può avere la vita della carmelitana? Va in cella, poi va al refettorio, poi va nell'orto... E' così. E' una vita nulla... ma è tutta la vita del Cristo”. E l'accento va messo sul tutto che si raggiunge attraverso il nulla. "Veramente nel Carmelo è issata la croce! Si vive questo affondare nell'atto della morte che è l'atto supremo dell'amore" (pag. 212-213)
Al Carmelo tutto ciò presuppone un grande amore di Dio, un amore esemplificato su quello di Cristo che si è offerto per l'umanità bisognosa di redenzione. Nessun carmelitano riuscirebbe a vivere il nulla senza sentirsi unito con Cristo nell'amore, e perciò elevato oltre il piano umano, fino al divino, sapendosi amato da Cristo, a Lui unito nel vincolo d'amore. Questo amore può sempre crescere e raggiungere una tale perfezione da poter parlare di "matrimonio spirituale", considerato da san Giovanni della Croce e santa Teresa come "termine della vita cristiana". Il termine non dev'essere confinato nella sfera dei grandi santi ma riguarda la vita di amore divino di tutti i cristiani. Non va dimenticato che "la spiritualità dei Riformatori (carmelitani) insiste (...) sul tema dell'unione nuziale" (pag. 258).
Ma l'amore esige l'oblio di tutto, il lasciare noi stessi, come hanno fatto i santi carmelitani. "Dimenticarci se viviamo, se siamo morti, se abbiamo un nome. Non esser più nulla! Di qui si misura la grandezza della santità di Giovanni della Croce... Aveva il dono d'essere presente e di non essere notato da alcuno. Nessuno pensava a lui, ma sul serio". Ecco l'esempio che don Divo propone ai religiosi. È il "silenzio della sua vita" che è così grande che ad esso "può rispondere soltanto il silenzio della nostra venerazione" (pag. 270). Ma noi impariamo il silenzio in rapporto alla nostra immersione nel Cristo che entra nel nostro cuore quando ci accostiamo alla sua mensa. Attraverso la Comunione, "Egli ci attrae a sé, nel suo abisso, e noi sprofondiamo sempre più nel suo silenzio". Dove ciò si verifica, "la nostra solitudine è più grande di quella del Carmelo, la nostra clausura maggiore di quella del Carmelo" (pag. 289).
La solitudine e il silenzio permettono all'uomo di vivere "intensamente l'unione col Cristo nell'eucarestia e, in Lui, partecipare alla vita trinitaria e alla vita di tutta l'umanità che da Lui è stata assunta". Come possiamo "realizzare nel modo migliore questa duplice dimensione"? La risposta viene formulata con riferimento al concilio Vaticano II, in seguito al quale "sappiamo che la presenza del Cristo nell'eucarestia è una presenza non condizionata dal tempo e dallo spazio, ma è anche qualcosa di più. Siamo così di fronte a una visione della vita spirituale che è quasi identica a quella descritta da san Giovanni della Croce" (pag. 277). Attraverso l'eucarestia possiamo elevarci al di sopra dei legami del tempo e dello spazio ed entrare nel mistero della vita trinitaria di Dio. Qui a Barsotti è caro fare un accenno alle sublimi descrizioni del Dottore mistico della nostra intima associazione all'attività delle tre Persone divine. "San Giovanni della Croce nelle strofe 36-38 del Cantico Spirituale dice addirittura che noi spiriamo lo Spirito Santo", e nella Fiamma viva di amore dice che "noi doniamo al Padre lo Spirito Santo, anzi che l'anima ha raggiunto la perfezione quando dona Dio a Dio, in Dio" (pag. 192).
Barsotti espone questa meravigliosa verità che si trova al centro della mistica carmelitana, in termini semplici, chiari, comprensibili a tutti. "Ecco la dimensione trinitaria della Comunione". Essa è qualcosa di più dell'inabitazione trinitaria che aveva affascinato Elisabetta della Trinità. Don Divo non nasconde la sua impressione che "la spiritualità della inabitazione" della carmelitana di Digione sia troppo statica. Dio non è statico, non è fermo. Egli è una corrente infinita di amore che ci travolge e per la quale siamo generati dal Padre, nel Figlio ritorniamo al Padre e spiriamo lo Spirito Santo" (pag. 191). Il concetto del movimento circolare (neoplatonico), che sta alla base della mistica trinitaria sangiovannea, non è certamente una visione teologica attraverso la quale si restringe quello biblico dell'inabitazione trinitaria. Per il comune cristiano del nostro tempo sarà più facile comprendere la dottrina elisabettiana che poggia anzitutto sull'intuizione, mentre Giovanni della Croce, pur essendo mistico, scrive da teologo. Ma non per questo Barsotti si ispira a san Giovanni della Croce. Egli vede in lui, accanto a Maria Santissima, il nostro modello di santità, senza per questo escludere "quello che le ultime sante del Carmelo hanno evidenziato nella spiritualità carmelitana". Esplicitamente ricorda in "Elisabetta della Trinità il carattere trinitario e cristologico già presente in san Giovanni della Croce", e in "santa Teresa di Gesù Bambino il carattere evangelico con un richiamo più esplicito, più diretto, più immediato al Vangelo" (pag. 296).
Il libro termina con questa esortazione. "Vivete la vostra vocazione carmelitana - qui intesa anche in senso più ampio come vocazione ideale dei cristiano - vivetela perché ciascuna di voi sia veramente sacramento di Dio sulla terra" (pag. 296).
Il breve esame degli scritti di carattere "carmelitano" di don Divo Barsotti che ha riempito le pagine precedenti, avrebbe bisogno di venir completato con i testi di numerose conferenze, prediche, lettere, incontri personali. Tuttavia dai libri emerge chiaramente la sua capacità di assimilare profondamente la dottrina spirituale del Carmelo, per comunicarla agli altri, per formare le anime alla luce del Carmelo. "Se voi leggete le opere di santa Teresa o di san Giovanni della Croce per avere un nutrimento spirituale, abbiate fede che quella loro parola vi sia stata detta da Dio perché si realizzi nella vostra vita. Questo vi chiede lo Spirito Santo che opera in voi attraverso l'ascolto della Parola" (pag. 140).

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