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In difesa della verità Itinerario filosofico tra le encicliche di Giovanni Paolo II

Anno di stampa: 2006
Tipo di copertina: plastificata lucida
Numero pagine: 254
Autore: Pietro Basilico

ISBN 9788872293294


Prefazione del card. Arcivescovo di Cracovia STANISLAW DZIWISZ


Dalla INTRODUZIONE

Nelle pagine che seguono non tenteremo di fornire un’organica sintesi del magistero che Giovanni Paolo II è venuto sviluppando nelle sue encicliche, perché i limiti del presente lavoro non ci consentono di coltivare questa ambizione. Alcuni aspetti importanti, come quello della difesa della vita non sono stati neppure accennati, se non in modo indiretto. Altri, come quelli che fanno parte della dottrina sociale, sono stati trattati in modo del tutto sommario e assolutamente insufficiente. Abbiamo preferito porre l’attenzione su un motivo particolare, quello della verità e del suo rapporto con la libertà, che ricorre con grande frequenza nei documenti papali e in cui convergono tutti i grandi temi della teologia, intersecandosi inestricabilmente con quelli della filosofia. Giovanni Paolo II è stato un acuto interprete della crisi del nostro tempo, di cui ha saputo cogliere il nodo essenziale, che è in primo luogo teoretico. La crisi che viviamo ha senza dubbio molteplici aspetti, ma investe primariamente la verità. L’Occidente sembra essersi conciliato col peggiore nemico di ogni civiltà, che ne minaccia i fondamenti e ne determina il declino: si tratta dello scetticismo, di cui sono espressione il relativismo etico, cioè la convinzione nichilistica che i valori non siano tali in sé, ma soltanto in quanto siano creati dalla coscienza umana, e l’individualismo, che proclama l’assolutezza della coscienza individuale.

Lo scetticismo nega all'uomo la possibilità di giungere alla conoscenza della verità, in particolare di una verità di ordine metafisico. Spesso però esso non nasce da una teoria della conoscenza, da una concezione del conoscere che potremmo definire, in senso lato, “criticistica”, ma esprime la convinzione, non criticamente vagliata, ma asserita in modo dogmatico, che non vi sia alcuna verità da conoscere, perché nella totalità dell’essere non è contenuto alcun senso o fine. Non si può conoscere alcuna verità sull'uomo, perché non c’è una “natura” umana che permetta di definire quale sia il modo “vero” di essere uomo: non resta dunque che prendere atto di ciò e lasciare che ciascuno determini, riguardo a sé, questa “verità” e, connessa, il senso del suo esistere. Se si dice, ad esempio, che non esiste una “natura” umana universale, perché l’uomo è un essere storico e, pertanto, radicalmente mutevole, questa affermazione include anche l’altra, secondo cui non possiamo conoscere una “natura umana”, ma soltanto descrivere l’uomo così
come si presenta nei diversi contesti storici e culturali. Così inteso, in realtà, lo scetticismo nasconde l’adesione, talora anche inconsapevole, ad una metafisica che non accetta di proporsi come tale e che, pertanto, sfugge all'onere di rendere ragione delle tesi che sostiene. A chi si proclama ateo, negando esplicitamente l’esistenza di Dio, si può chiedere di spiegare le ragioni della sua negazione, perché l’ateismo è una posizione metafisica, che richiede di essere fondata con un procedimento razionale. A chi, al contrario, si proclama agnostico e, pertanto, non dice nulla circa l’esistenza di Dio, astenendosi dall'affermarla e dal negarla, non si può chiedere di fondare la sua tesi con argomenti di carattere metafisico, dato che egli si limita a dire di non poter giungere, riguardo al tema in questione, ad alcuna certezza, né positiva né negativa, perché la ragione umana non è idonea a risolverla. L’agnosticismo, dunque, non dice nulla su Dio, ma si limita a dichiarare un preteso limite della nostra conoscenza.