Diari Carmelitani
I Carmelitani sono un ordine religioso a carattere contemplativo nato verso la fine del XII secolo sul monte Carmelo, in Palestina, ma ben presto costretto a confrontarsi con la realtà culturale e sociale delle città europee. Nel nuovo contesto sociale e culturale, quei monaci furono costretti a entrare in dialogo con nuovi interlocutori, a ripensare schemi culturali, linguaggio e abitudini di vita. Soprattutto, furono provocati a fare di ogni nuovo luogo e di ogni nuova situazione un “Carmelo” in cui vivere la propria chiamata alla contemplazione, cercando di volta in volta il modo e il linguaggio più opportuno per comunicarla alla città degli uomini.
La riforma dell’ordine, ad opera di santa Teresa di Gesù (1515-1582) e di san Giovanni della Croce (1542-1591), nella Spagna del XVI secolo, ha dato a questa famiglia religiosa un nuovo vigore, sottolineando in particolare la vita di preghiera e di fraternità, chiamata a passare attraverso il crogiuolo di una purificazione radicale. Votato a “meditare giorno e notte” la parola di Dio, il carmelitano vive nella fraternità il criterio di discernimento della propria vita interiore e desidera annunciare agli altri il frutto della propria esperienza di Dio.
Nel corso dei secoli numerosi frati, monache, religiose di vita attiva, padri e madri di famiglia, laici consacrati hanno percorso il cammino della santità abbracciando l’ideale di vita del Carmelo e tutti, in un modo o nell’altro, sono entrati in dialogo con l’uomo e la donna del loro tempo, con le loro inquietudini culturali, con le loro contraddizioni, con la loro sete d’infinito, con la loro esperienza di limite, con le loro povertà e le loro ricchezze. Persone come Edith Stein o Tito Brandsma hanno condiviso i fermenti culturali del loro tempo, vivendo il desiderio di cercare attraverso lo studio la verità, comunicando (nell’arte pedagogica, nella scrittura o nel giornalismo) i frutti della loro ricerca, condividendo la sorte di milioni di persone nei campi di sterminio nazisti. Teresa di Gesù Bambino, giovane claustrale del Carmelo di Lisieux, è forse colei che ha vissuto più di tutti il dialogo con l’umanità, non solo per il desiderio di «sedere alla tavola a cui siedono i poveri peccatori», condividendone le sofferenze e portandone il peso, ma soprattutto perché – dopo la sua morte – la sua esperienza e il suo messaggio si sono diffusi universalmente, in modo capillare. La sua conterranea e contemporanea, Elisabetta della Trinità, nei pochissimi anni che visse in clausura scrisse moltissime lettere, indirizzate soprattutto a destinatari laici, con i quali condivideva il suo ideale di vita e dai quali attingeva nuove conoscenze e nuovi simboli in grado di esprimere la vocazione carmelitana. Angelo Paoli si chinava sui malati poveri della Roma del suo tempo, nei quali vedeva il volto di Cristo, Parola che lo interpellava personalmente. Per secoli i Carmelitani si sono resi presenti nel dibattito culturale e accademico delle università, contribuendo ad arricchire la dialettica teologica e filosofica, creando nell’ambito della teologia spirituale vere e proprie scuole di pensiero. Nei primi decenni del XX secolo nacquero in Francia le monografie chiamate Études carmélitaines, grazie alle quali il mondo carmelitano entrò in dialogo con nomi quali Carl Gustav Jung o Jacques Maritain.
La collana “Diari carmelitani” ripropone idealmente la sfida attualizzante che si trovarono ad affrontare i primi carmelitani nel passaggio dal Carmelo all’Europa: come ridire l’esperienza originaria in una nuova realtà, in un nuovo ambiente, in una nuova cultura, in un nuovo linguaggio? E – allo stesso tempo –: come lasciarsi influenzare positivamente dall’incontro con la nuova cultura per purificare la propria immagine di Dio, di se stessi, dell’uomo e del mondo? In questo spirito dialogico nasce la collana, che intende mettere di fronte un carmelitano e un esponente della cultura di oggi (cristiana o laica), riflettendo da due punti di vista diversi ma complementari intorno a un tema centrale della spiritualità o dell’antropologia carmelitana, simbolicamente condensato in un testo comune di riferimento, tratto dagli scritti dei santi o dei mistici della tradizione del Carmelo.



